58) Ryle. Sulla distinzione fra mente e corpo.
In questa prima lettura Ryle osserva che la distinzione fra la
mente e il corpo, di cui il pi autorevole esponente  stato
Descartes, viene accettata quasi da tutti.
G. Ryle, The concept of mind, London, 1949; traduzione italiana Lo
spirito come comportamento, a cura di F. Rossi-Landi, Einaudi,
Torino, 1955, pagine 7-9 (vedi manuale pagine 325-326).

 C' sulla natura e il luogo delle menti o spiriti una dottrina
tanto comune fra teorici e anche fra profani, che possiamo
chiamarla officiale. Molti filosofi, psicologi e religiosi
accettano, con qualche minore riserva, i suoi articoli principali;
le riconoscono certe difficolt, ma tendono a considerarle
superabili senza lederne l'architettura. Noi qui sosterremo che
sono gli stessi principi centrali a non reggere, e a venire anzi
in conflitto con tutto ci che sappiamo delle menti quando non
speculiamo su di esse.
Secondo la dottrina officiale, che dobbiamo soprattutto a
Descartes, ogni essere umano, con l'eccezione forse degli idioti e
dei lattanti, ha - alcuni preferiscono dire  - sia un corpo che
una mente. I due pezzi, comunemente, sono incollati; ma pu darsi
che dopo la morte del corpo la mente continui a funzionare.
I corpi umani stanno nello spazio, e come tali sono soggetti alle
leggi meccaniche che governano ogni corpo. Osservatori esterni
possono controllarne processi e stati. Cos la vita corporale
dell'uomo  affar pubblico come quella degli animali o come il
comportamento di alberi cristalli e pianeti.
Le menti invece, non stanno nello spazio, sicch la loro
operazione non  soggetta alle leggi meccaniche. Di quello che si
svolge in una mente le altre nulla possono dire, si tratta di roba
privata. Io solo posso pormi in contatto con gli stati e i
processi della mia mente. Ognuno vive dunque due storie parallele:
la pubblica del suo corpo e la privata della sua mente; la prima
fatta di eventi del mondo fisico, la seconda del mentale.
Si  discusso se la censura che ognuno esercita su se stesso
riguardi tutti gli episodi della sua storia privata o solo una
loro parte; secondo ha dottrina officiale, resta il fatto che di
almeno alcuni fra essi si avrebbe conoscenza diretta e
indiscutibile. Coscienza, autocoscienza e introspezione danno
sugli stati e le operazioni della mente informazioni autentiche e
di prima mano. Si pu essere pi o meno incerti di ci che va
accadendo intorno a noi nel mondo fisico, ma non gi di una parte
almeno del contenuto presente della nostra mente.
La biforcazione in due vite e due mondi  di solito espressa col
dire che cose ed eventi del mondo fisico, compreso il corpo, sono
esterni mentre le opere della mente sono interne. Naturalmente
l'antitesi si presenta come metafora consapevole; se le menti non
stanno nello spazio, non se ne pu parlare come di cose
spazialmente interne a qualcos'altro, o come accoglienti cose che
si muovono nel loro interno. Ma spesso tale consapevolezza 
dimenticata; e sorprendiamo cos i teorici a speculare come mai
certi stimoli, la cui sorgente fisica sta metri o chilometri fuori
della pelle di una persona, generino risposte mentali nel suo
cranio, o come una decisione presa cos metta in moto le estremit
di quella persona.
Il problema dell'influsso reciproco di mente e corpo 
notoriamente arduo anche quando interno ed esterno sono
costruiti come metafore. La mente vuole e il braccio esegue;
l'occhio vede e la mente percepisce; una smorfia ci indica uno
stato d'animo e si spera che uno sculaccione promuova moralit:
d'accordo. Ma i rapporti fra gli episodi delle due storie,
definitoriamente esclusi da entrambe, restano misteriosi. Non sono
descrivibili fra gli avvenimenti di un'autobiografia interiore n
fra quelli di una biografia scritta da altri in base a ci che una
persona ha fatto. Sfuggono sia all'introspezione che
all'esperimento da laboratorio, ondeggiano in una specie di
altalena intellettuale fra il fisiologo e lo psicologo, ognuno dei
quali crede ogni volta di essersene sbarazzato.
Sotto a questa presentazione parzialmente metaforica della
dicotomia sembra esserci un'assunzione pi profonda, e cio che vi
siano proprio due diversi tipi di esistenza o status, l'uno fisico
e l'altro mentale, cos come una moneta  testa o croce, un
animale maschio o femmina. Una barriera dividerebbe ci che sta
necessariamente e nello spazio e nel tempo da ci che sta nel
tempo soltanto: ci che  materia o funzione della materia da ci
che  coscienza o funzione della coscienza. Gli oggetti materiali,
si sente dire, son posti in un campo comune, detto spazio, e c'
una connessione meccanica fra quanto avviene a diversi corpi in
diversi settori dello spazio. L'accadere mentale riguarda invece
campi isolati detti menti, e a parte forse la telepatia non si
d connessione causale diretta fra ci che accade nei vari campi.
Una mente pu farsi sentire a un'altra solo attraverso il medium
pubblico del mondo fisico. La mente  luogo a se stessa, e ognuno
ci vive come uno spettrale Robinson Crusoe. Possiamo vederci,
udirci, scuoterci nei nostri corpi; ma siamo senza rimedio ciechi
e sordi a quanto avviene nelle menti altrui, e non possiamo
operare su di esse.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 175-176.
